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	<title>Commenti per xxd</title>
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	<description>rivista di varia donnità</description>
	<lastBuildDate>Sat, 17 Mar 2012 11:22:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su manifesto di Non maternità &#124; xxd</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?page_id=2#comment-958</link>
		<dc:creator>Non maternità &#124; xxd</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 11:22:21 +0000</pubDate>
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		<description>[...] manifesto [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] manifesto [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su contatti di sabina izzo</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?page_id=9#comment-884</link>
		<dc:creator>sabina izzo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 16:39:50 +0000</pubDate>
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		<description>Dall’8 all’11 marzo 2012 appuntamento a Paestum per “Kore: il risveglio dell’energia femminile”: incontri, dibattiti, musica e spettacoli organizzati  dall’associazione Artemide in partenariato con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.
Una Festa della Donna lunga quattro giorni per incontrarsi e confrontarsi su tutti gli aspetti della vita delle donne: dalla politica alla salute, dal lavoro alle difficili battaglie delle donne del sud del mondo passando per una riflessione sulle nuove famiglie che si creano e vivono nella nostra società. Sono questi i temi centrali dei seminari che vedranno la partecipazione di relatrici provenienti da tutto il territorio nazionale.
A distanza di 36 anni dall&#039;ultima tappa di rilievo del movimento femminista, il convegno nazionale che si tenne proprio a Paestum il 5-6 e 7 dicembre 1976 dove si confrontarono circa 800 femministe, la manifestazione è l&#039;occasione per una riflessione sulla recente rinascita del movimento delle donne e sugli intrecci delle rivendicazioni femminili con la politica e l&#039;economia della nostra società.
Sarà la stessa Soprintendenza, nel Museo Archeologico Nazionale, ad aprire i lavori con la narrazione del mito di Kore, la dea che incarna la forza rigeneratrice della natura, e con l’illustrazione delle testimonianze archeologiche legate a culti femminili nel territorio, tuttora presenti e vivi in alcune tradizioni che, seppure modificate sotto alcuni aspetti, si tramandano da centinaia di anni.
I seminari legati all’attualità, i concerti e gli spettacoli si svolgeranno presso la sala conferenze del Granaio dei Casabella, sempre a Paestum, secondo questo programma: &quot;Sotto il segno di Athena: donne e politica&quot;; &quot;Tra Ermes e Afrodite: tutto l&#039;amore del mondo&quot;; &quot;Hestia Tamia: donne ed economia&quot;; &quot;Nelle mani di Artemide: libere di scegliere&quot; sulla medicalizzazione del parto e &quot;Sin by Silence&quot; il peccato del silenzio sulla violenza contro le donne; &quot;Donne in marcia: le lotte femminili nel sud del mondo&quot;.
Info e programma completo su www.donnediartemide.org
http://www.facebook.com/events/287111544676880/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’8 all’11 marzo 2012 appuntamento a Paestum per “Kore: il risveglio dell’energia femminile”: incontri, dibattiti, musica e spettacoli organizzati  dall’associazione Artemide in partenariato con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.<br />
Una Festa della Donna lunga quattro giorni per incontrarsi e confrontarsi su tutti gli aspetti della vita delle donne: dalla politica alla salute, dal lavoro alle difficili battaglie delle donne del sud del mondo passando per una riflessione sulle nuove famiglie che si creano e vivono nella nostra società. Sono questi i temi centrali dei seminari che vedranno la partecipazione di relatrici provenienti da tutto il territorio nazionale.<br />
A distanza di 36 anni dall&#8217;ultima tappa di rilievo del movimento femminista, il convegno nazionale che si tenne proprio a Paestum il 5-6 e 7 dicembre 1976 dove si confrontarono circa 800 femministe, la manifestazione è l&#8217;occasione per una riflessione sulla recente rinascita del movimento delle donne e sugli intrecci delle rivendicazioni femminili con la politica e l&#8217;economia della nostra società.<br />
Sarà la stessa Soprintendenza, nel Museo Archeologico Nazionale, ad aprire i lavori con la narrazione del mito di Kore, la dea che incarna la forza rigeneratrice della natura, e con l’illustrazione delle testimonianze archeologiche legate a culti femminili nel territorio, tuttora presenti e vivi in alcune tradizioni che, seppure modificate sotto alcuni aspetti, si tramandano da centinaia di anni.<br />
I seminari legati all’attualità, i concerti e gli spettacoli si svolgeranno presso la sala conferenze del Granaio dei Casabella, sempre a Paestum, secondo questo programma: &#8220;Sotto il segno di Athena: donne e politica&#8221;; &#8220;Tra Ermes e Afrodite: tutto l&#8217;amore del mondo&#8221;; &#8220;Hestia Tamia: donne ed economia&#8221;; &#8220;Nelle mani di Artemide: libere di scegliere&#8221; sulla medicalizzazione del parto e &#8220;Sin by Silence&#8221; il peccato del silenzio sulla violenza contro le donne; &#8220;Donne in marcia: le lotte femminili nel sud del mondo&#8221;.<br />
Info e programma completo su <a href="http://www.donnediartemide.org" rel="nofollow">http://www.donnediartemide.org</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/events/287111544676880/" rel="nofollow">http://www.facebook.com/events/287111544676880/</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Buon compleanno XXD con il numero 11 di dana</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=970#comment-815</link>
		<dc:creator>dana</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 15:14:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=970#comment-815</guid>
		<description>Cara xxd,
sono Dana e da qualche mese ti leggo, ma quando ho tempo dato che sono 
sempre molto impegnata.
Ho trovato interessante il tuo numero di ottobre e ci tengo a farti 
avere le mie considerazioni.
Da gennaio scorso vivo a Helsinki (Finlandia, ci tengo a precisare; 
diversi italiani credono che sia in Svezia o Norvegia o peggio ancora 
che sia una regione della Russia, dato che c&#039;e&#039; Rovaniemi che ad alcuni 
sembra un nome cosi&#039; &quot;russo&quot;) perche&#039; ho aderito al progetto erasmus 
dell&#039;universita&#039; di Bologna a seguito di una completa delusione da parte 
del mio corso di studi, dei docenti, delle materie insegnate e di tutta 
una situazione culturale (ed accademica) in stallo. Arrivata qui ho 
visto un efficiente sistema accademico supportato da un funzionante 
welfare state: qui si fa davvero l&#039;universita&#039;. E &quot;gratis&quot;: 89 euro per 
anno accademico e in cambio si riceve tutto. Credo sia il sogno di ogni 
studente italiano: pagare a prezzi piu&#039; che popolari l&#039;universita&#039; 
pubblica e ricevere in cambio tutto, al posto di arrancare di giorno in 
giorno. Ma non ti scrivo per questo, ma perche&#039; ho notato diversi spunti 
in questo numero che posso collegare alla mia vita finlandese.
Qui lo sport in generale e&#039; tenuto in alta considerazione nell&#039;ottica 
del wellbeing: se il corpo e&#039; sano anche al mente e&#039; sana. Nell&#039;ottica 
dell&#039;uguaglianza sociale (uomini e donne, finlandesi a stranieri), a 
tutti vengono date le stesse opportunita&#039; e anzi, a volte con un ottica 
italiana puo&#039; sembrare che le donne abbiano &quot;piu&#039; potere&quot; rispetto ai 
maschi. In un articolo dedicato alla figura manageriale femminile ho 
letto che le donne sembrano essere piu&#039; predisposte a questo ruolo 
perche&#039; piu&#039; &quot;umane&quot; e fonte di maggiore motivazione e supporto rispetto 
ai colleghi maschi. Non sono informata sull&#039;ambito sportivo 
professionale, ma al momento lavoro per una societa&#039; di pattinaggio 
artistico su ghiaccio e il tutto e&#039; impostato sull&#039;uguaglianza anche in 
termini monetari.
Riferendomi agli articoli sullo stalking, posso assicuare che Helsinki 
e&#039; una cittaä molto sicura. La sera si vedono andare in giro ragazze da 
sole e &quot;mezze vestite&quot; che non hanno assolutamente paura che possa 
capitar loro qualcosa. Personalmente mi e&#039; successo di attraversare 
parchi poco illuminati a ora improbabili della notte, ma mi sono sentita 
sempre sicura. Forse perche&#039; i Finlandesi sono molto rispettosi della 
privacy altrui che non oseranno mai avvicinarsi ad uno sconosciut*. In 
Finlandia ci sono molti stranieri che a mio avviso si sono completamente 
adattati alla societa&#039;. Non sono razzista, ma diverse volte mi e&#039; 
capitato di girare da sola di notte per Bologna a passo svelto perche&#039; 
avevo timore dei &quot;commenti poco gentili&quot; di stranieri nella loro lingua. 
Voglio dire: non e&#039; che gli italiani non li fanno, ma almeno capisco 
cosa mi dicono e posso anche rispondere, ma non per gli stranieri (e mi 
riferisco a stranieri in generale, non solo dai paesi poveri del mondo). 
Facendo un paragone con la Finlandia, mi e&#039; sembrato che in Italia si e&#039; 
troppo &quot;permissivi&quot; mentre qui nell&#039;ottica dell&#039;uguaglianza le leggi (e 
le pene, sanzioni) sono applicate in modo indistinto. Con questo voglio 
dire che a volte ho l&#039;impessione che tutti gli stranieri pensino 
&quot;possiamo farlo, tanto siamo in Italia...&quot; invece in Finlandia &quot;non 
possiamo farlo /perche&#039;/ siamo in Finlandia&quot;. In questo senso, gli 
stranieri che vivono in Finlandia sono molto piu&#039; educati, rispettosi 
delle regole e della cultura, integrati...che di quelli in Italia. Ci 
tengo qui a sottolineare che non tutti gli stranieri si comportano in 
questo modo, ma ho notato una maggiore &quot;adesione&quot; a questo comportamento 
da parte di maschi derivanti da una societa&#039; basata sul patriarcato che 
svaluta e minimizza la figura femminile (concetto applicabile anche ad 
alcune realta&#039; sia del nord che del sud Italia, basate sempre sul 
patriarcato). Mi chiedo a questo punto: perche&#039;? Forse siamo noi 
italiani che siamo un po&#039; &quot;campati in aria&quot; sotto alcuni punti di 
vista...Non so se sono stata molto chiara e non intendo offendere 
nessuno, ma alcuni concetti possono essere capiti solo se si vive per 
lungo periodo a stretto contatto con una cultura.
Intendiamoci: con questo non voglio dire che in Finlandia c&#039;e&#039; il 
paradiso in terra, ma sicuramente una situazione migliore rispetto 
all&#039;Italia. Diversi amici italiani che vivono in Finlandia ormai da 
tempo (chi ha deciso di fermarsi dopo un periodo di studi, chi per 
fuggire da una realta&#039; italiana dove non si riconosceva, chi per provare 
come si sta nel nord europa...) convengono che l&#039;Italia e&#039; sicuramente 
un bel Paese, ma per le vacanze.
Diversi miei amici italiani hanno dovuto trasferirsi all&#039;estero per 
trovare lavoro e credo siano due cose completamente diverse recarsi 
all&#039;estero perche&#039; si vuole fare l&#039;esperienza e recarsi all&#039;estero 
perche&#039; ci si e&#039; costretti.
Riguardo a me non so ancora; al momento sto scrivendo la mia tesi di 
laurea magistrale su come e perche&#039; il welfare state finlandese sostiene 
(praticamente in termini gratuiti) l&#039;istruzione dai päiväkoti 
(kindergarden, scuole dell&#039;infanzia) alle universita&#039;. Per ora ho capito 
che il concetto di base e&#039; che se la societa&#039; e&#039; istruita, in momenti 
difficili per il Paese e&#039; in grado di risolvere la situazione; riguardo 
al concetto di internazionalita&#039;, parlare piu&#039; lingue (ed essere a 
contatto con diverse culture) e&#039; una possibilita&#039; in piu&#039; sia come 
arricchimento culturale personale e nazionale, che opportunita&#039; 
lavorative del singolo, che opportunita&#039; di contribuzione di crescita e 
sviluppo del Paese per conoscenze che rovengono dall&#039;estero.
Al momento questo, poi due giorni a settimana insegno pattinaggio su 
ghiaccio.
Per il futuro non lo so, ma forse faccio parte di quei amici italiani 
che si sono trasferiti qui perche&#039; nonostante i ripetuti sforzi per 
combattere un sistema che non gli si addice, hanno dovuto lasciarlo.
e tornarci per le vacanze estive.

PS: Mi scuso se forse il mio italiano non e&#039;molto corretto, ma parlando 
tre lingue qualche confusione grammaticale puo&#039; capitare. In fondo, minä 
eh puhua italiaa paljon Helsingissä (non parlo molto italiano ad Helsinki).

Se decidete di pubblicare questa lettera (e in che termini) gradirei 
ovviamente saperlo per tempo in modo da darvi la mia autorizzazione.
Grazie,
Dana</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara xxd,<br />
sono Dana e da qualche mese ti leggo, ma quando ho tempo dato che sono<br />
sempre molto impegnata.<br />
Ho trovato interessante il tuo numero di ottobre e ci tengo a farti<br />
avere le mie considerazioni.<br />
Da gennaio scorso vivo a Helsinki (Finlandia, ci tengo a precisare;<br />
diversi italiani credono che sia in Svezia o Norvegia o peggio ancora<br />
che sia una regione della Russia, dato che c&#8217;e&#8217; Rovaniemi che ad alcuni<br />
sembra un nome cosi&#8217; &#8220;russo&#8221;) perche&#8217; ho aderito al progetto erasmus<br />
dell&#8217;universita&#8217; di Bologna a seguito di una completa delusione da parte<br />
del mio corso di studi, dei docenti, delle materie insegnate e di tutta<br />
una situazione culturale (ed accademica) in stallo. Arrivata qui ho<br />
visto un efficiente sistema accademico supportato da un funzionante<br />
welfare state: qui si fa davvero l&#8217;universita&#8217;. E &#8220;gratis&#8221;: 89 euro per<br />
anno accademico e in cambio si riceve tutto. Credo sia il sogno di ogni<br />
studente italiano: pagare a prezzi piu&#8217; che popolari l&#8217;universita&#8217;<br />
pubblica e ricevere in cambio tutto, al posto di arrancare di giorno in<br />
giorno. Ma non ti scrivo per questo, ma perche&#8217; ho notato diversi spunti<br />
in questo numero che posso collegare alla mia vita finlandese.<br />
Qui lo sport in generale e&#8217; tenuto in alta considerazione nell&#8217;ottica<br />
del wellbeing: se il corpo e&#8217; sano anche al mente e&#8217; sana. Nell&#8217;ottica<br />
dell&#8217;uguaglianza sociale (uomini e donne, finlandesi a stranieri), a<br />
tutti vengono date le stesse opportunita&#8217; e anzi, a volte con un ottica<br />
italiana puo&#8217; sembrare che le donne abbiano &#8220;piu&#8217; potere&#8221; rispetto ai<br />
maschi. In un articolo dedicato alla figura manageriale femminile ho<br />
letto che le donne sembrano essere piu&#8217; predisposte a questo ruolo<br />
perche&#8217; piu&#8217; &#8220;umane&#8221; e fonte di maggiore motivazione e supporto rispetto<br />
ai colleghi maschi. Non sono informata sull&#8217;ambito sportivo<br />
professionale, ma al momento lavoro per una societa&#8217; di pattinaggio<br />
artistico su ghiaccio e il tutto e&#8217; impostato sull&#8217;uguaglianza anche in<br />
termini monetari.<br />
Riferendomi agli articoli sullo stalking, posso assicuare che Helsinki<br />
e&#8217; una cittaä molto sicura. La sera si vedono andare in giro ragazze da<br />
sole e &#8220;mezze vestite&#8221; che non hanno assolutamente paura che possa<br />
capitar loro qualcosa. Personalmente mi e&#8217; successo di attraversare<br />
parchi poco illuminati a ora improbabili della notte, ma mi sono sentita<br />
sempre sicura. Forse perche&#8217; i Finlandesi sono molto rispettosi della<br />
privacy altrui che non oseranno mai avvicinarsi ad uno sconosciut*. In<br />
Finlandia ci sono molti stranieri che a mio avviso si sono completamente<br />
adattati alla societa&#8217;. Non sono razzista, ma diverse volte mi e&#8217;<br />
capitato di girare da sola di notte per Bologna a passo svelto perche&#8217;<br />
avevo timore dei &#8220;commenti poco gentili&#8221; di stranieri nella loro lingua.<br />
Voglio dire: non e&#8217; che gli italiani non li fanno, ma almeno capisco<br />
cosa mi dicono e posso anche rispondere, ma non per gli stranieri (e mi<br />
riferisco a stranieri in generale, non solo dai paesi poveri del mondo).<br />
Facendo un paragone con la Finlandia, mi e&#8217; sembrato che in Italia si e&#8217;<br />
troppo &#8220;permissivi&#8221; mentre qui nell&#8217;ottica dell&#8217;uguaglianza le leggi (e<br />
le pene, sanzioni) sono applicate in modo indistinto. Con questo voglio<br />
dire che a volte ho l&#8217;impessione che tutti gli stranieri pensino<br />
&#8220;possiamo farlo, tanto siamo in Italia&#8230;&#8221; invece in Finlandia &#8220;non<br />
possiamo farlo /perche&#8217;/ siamo in Finlandia&#8221;. In questo senso, gli<br />
stranieri che vivono in Finlandia sono molto piu&#8217; educati, rispettosi<br />
delle regole e della cultura, integrati&#8230;che di quelli in Italia. Ci<br />
tengo qui a sottolineare che non tutti gli stranieri si comportano in<br />
questo modo, ma ho notato una maggiore &#8220;adesione&#8221; a questo comportamento<br />
da parte di maschi derivanti da una societa&#8217; basata sul patriarcato che<br />
svaluta e minimizza la figura femminile (concetto applicabile anche ad<br />
alcune realta&#8217; sia del nord che del sud Italia, basate sempre sul<br />
patriarcato). Mi chiedo a questo punto: perche&#8217;? Forse siamo noi<br />
italiani che siamo un po&#8217; &#8220;campati in aria&#8221; sotto alcuni punti di<br />
vista&#8230;Non so se sono stata molto chiara e non intendo offendere<br />
nessuno, ma alcuni concetti possono essere capiti solo se si vive per<br />
lungo periodo a stretto contatto con una cultura.<br />
Intendiamoci: con questo non voglio dire che in Finlandia c&#8217;e&#8217; il<br />
paradiso in terra, ma sicuramente una situazione migliore rispetto<br />
all&#8217;Italia. Diversi amici italiani che vivono in Finlandia ormai da<br />
tempo (chi ha deciso di fermarsi dopo un periodo di studi, chi per<br />
fuggire da una realta&#8217; italiana dove non si riconosceva, chi per provare<br />
come si sta nel nord europa&#8230;) convengono che l&#8217;Italia e&#8217; sicuramente<br />
un bel Paese, ma per le vacanze.<br />
Diversi miei amici italiani hanno dovuto trasferirsi all&#8217;estero per<br />
trovare lavoro e credo siano due cose completamente diverse recarsi<br />
all&#8217;estero perche&#8217; si vuole fare l&#8217;esperienza e recarsi all&#8217;estero<br />
perche&#8217; ci si e&#8217; costretti.<br />
Riguardo a me non so ancora; al momento sto scrivendo la mia tesi di<br />
laurea magistrale su come e perche&#8217; il welfare state finlandese sostiene<br />
(praticamente in termini gratuiti) l&#8217;istruzione dai päiväkoti<br />
(kindergarden, scuole dell&#8217;infanzia) alle universita&#8217;. Per ora ho capito<br />
che il concetto di base e&#8217; che se la societa&#8217; e&#8217; istruita, in momenti<br />
difficili per il Paese e&#8217; in grado di risolvere la situazione; riguardo<br />
al concetto di internazionalita&#8217;, parlare piu&#8217; lingue (ed essere a<br />
contatto con diverse culture) e&#8217; una possibilita&#8217; in piu&#8217; sia come<br />
arricchimento culturale personale e nazionale, che opportunita&#8217;<br />
lavorative del singolo, che opportunita&#8217; di contribuzione di crescita e<br />
sviluppo del Paese per conoscenze che rovengono dall&#8217;estero.<br />
Al momento questo, poi due giorni a settimana insegno pattinaggio su<br />
ghiaccio.<br />
Per il futuro non lo so, ma forse faccio parte di quei amici italiani<br />
che si sono trasferiti qui perche&#8217; nonostante i ripetuti sforzi per<br />
combattere un sistema che non gli si addice, hanno dovuto lasciarlo.<br />
e tornarci per le vacanze estive.</p>
<p>PS: Mi scuso se forse il mio italiano non e&#8217;molto corretto, ma parlando<br />
tre lingue qualche confusione grammaticale puo&#8217; capitare. In fondo, minä<br />
eh puhua italiaa paljon Helsingissä (non parlo molto italiano ad Helsinki).</p>
<p>Se decidete di pubblicare questa lettera (e in che termini) gradirei<br />
ovviamente saperlo per tempo in modo da darvi la mia autorizzazione.<br />
Grazie,<br />
Dana</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il fotoromanzo del Carrot Worker Collective di Minerva Jones</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=1286#comment-784</link>
		<dc:creator>Minerva Jones</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 17:17:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=1286#comment-784</guid>
		<description>Accidentaccio, Visual Culture e Anthropology sono esattamente la mia specializzazione.... e questa storia potrebbe essere la mia (esito &#039;positivo&#039;, si fa per dire, a parte), ché anche in Italia...

Un abbraccione, continuo a leggere la rivista - siete una vera ispirazione, grazie!
[e spero di cuore di rivedervi presto]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Accidentaccio, Visual Culture e Anthropology sono esattamente la mia specializzazione&#8230;. e questa storia potrebbe essere la mia (esito &#8216;positivo&#8217;, si fa per dire, a parte), ché anche in Italia&#8230;</p>
<p>Un abbraccione, continuo a leggere la rivista &#8211; siete una vera ispirazione, grazie!<br />
[e spero di cuore di rivedervi presto]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su manifesto di Stefania</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?page_id=2#comment-765</link>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 15:01:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/wordpress/?page_id=2#comment-765</guid>
		<description>Sottoscrivo ogni singolo punto!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sottoscrivo ogni singolo punto!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 25 NOVEMBRE FLASH MOB “CONTRO L&#8217;INQUISIZIONE VOLUTA DAL GOVERNO COTA” di doriana</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=1270#comment-748</link>
		<dc:creator>doriana</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 21:26:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=1270#comment-748</guid>
		<description>Brave!!!
proprio a proposito dei militanti pro-life e della ru486 (che in calabria nel 2010 non è stata somministrata a nessuna donna e nel 2011 solamente a 28 donne in due ospedali- in quello della mia città, capoluogo di regione, non è stata neanche richiesta alle unità operative di farmacia da parte dei ben 2 reparti di ginecologia!)ho scritto da poco (http://www.scirocconews.it/index.php/2011/11/20/ru486-una-pillola-che-alla-calabria-proprio-non-va-giu/)...un altro problema è poi la nostra (&quot;conterronee&quot;) mancanza di organizzazione, per usare un eufemismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Brave!!!<br />
proprio a proposito dei militanti pro-life e della ru486 (che in calabria nel 2010 non è stata somministrata a nessuna donna e nel 2011 solamente a 28 donne in due ospedali- in quello della mia città, capoluogo di regione, non è stata neanche richiesta alle unità operative di farmacia da parte dei ben 2 reparti di ginecologia!)ho scritto da poco (<a href="http://www.scirocconews.it/index.php/2011/11/20/ru486-una-pillola-che-alla-calabria-proprio-non-va-giu/" rel="nofollow">http://www.scirocconews.it/index.php/2011/11/20/ru486-una-pillola-che-alla-calabria-proprio-non-va-giu/</a>)&#8230;un altro problema è poi la nostra (&#8220;conterronee&#8221;) mancanza di organizzazione, per usare un eufemismo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su È uscito il nuovo XXD di traslochi</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=1239#comment-744</link>
		<dc:creator>traslochi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 22:11:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=1239#comment-744</guid>
		<description>Splendido numero, come sempre ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Splendido numero, come sempre ;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Dibattiamo! Lo sguardo spermatico di Minerva Jones</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=140#comment-737</link>
		<dc:creator>Minerva Jones</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 23:11:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=140#comment-737</guid>
		<description>Avevo scritto un post che s&#039;intitolava &quot;Guardare è/e desiderare?&quot; e si rivolgeva ai miei lettori di sesso maschile interrogandoli su cosa li eccitasse nell&#039;atto del vedere. I commenti che ne seguirono furono molto interessanti, e uno in particolare spiegò che tra attrazione e desiderio c&#039;è una bella differenza e che gli uomini si &#039;attivano&#039; se/quando una donna dimostra d&#039;essere come &#039;in calore&#039; (un po&#039; come i gatti...) - dando segni tra i quali minigonne, scollature, tacchi vertiginosi ecc. Ovvio, le donne, quando fanno scelte nell&#039;abbigliamento, non sempre le compiono con la finalità di lanciare un messaggio, anzi!, ma - e lo sappiamo - questa può essere l&#039;interpretazione di qualcun altro, secondo l&#039;assioma della comunicazione che &quot;è impossibile non comunicare&quot;. Poi che da qui si passi a sguardi lascivi, battute, approcci vari - tutto ciò sta nella competenza comunicativa, nell&#039;intelligenza del soggetto in questione, nel suo averci visto giusto o non aver capito nulla.
Talvolta, specie quando l&#039;intelligenza è presente in misura irrisoria, allora emergono tali atteggiamenti, per lo più sgradevoli. Io oscillo tra la volontà di discussione/confronto/cura/esortazione alla consapevolezza del soggetto - quando ne ho tempo - e l&#039;ironia - nel caso abbia valutato l&#039;individuo intelligente ma agente da fesso per l&#039;occasione. In quest&#039;ultima circostanza spesso mi basta rispondere con un&#039;occhiata che racchiude un chiarissimo &quot;ma ti pare il caso?&quot; con annesso sorriso - cui difficilmente l&#039;individuo in questione non ride poi di se stesso. Chiaro, ci vuole allenamento: provate a farlo davanti allo specchio, per diventare convincenti, e di già che ci siete fatevi l&#039;occhiolino - almeno arriverà da una persona che stimate ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo scritto un post che s&#8217;intitolava &#8220;Guardare è/e desiderare?&#8221; e si rivolgeva ai miei lettori di sesso maschile interrogandoli su cosa li eccitasse nell&#8217;atto del vedere. I commenti che ne seguirono furono molto interessanti, e uno in particolare spiegò che tra attrazione e desiderio c&#8217;è una bella differenza e che gli uomini si &#8216;attivano&#8217; se/quando una donna dimostra d&#8217;essere come &#8216;in calore&#8217; (un po&#8217; come i gatti&#8230;) &#8211; dando segni tra i quali minigonne, scollature, tacchi vertiginosi ecc. Ovvio, le donne, quando fanno scelte nell&#8217;abbigliamento, non sempre le compiono con la finalità di lanciare un messaggio, anzi!, ma &#8211; e lo sappiamo &#8211; questa può essere l&#8217;interpretazione di qualcun altro, secondo l&#8217;assioma della comunicazione che &#8220;è impossibile non comunicare&#8221;. Poi che da qui si passi a sguardi lascivi, battute, approcci vari &#8211; tutto ciò sta nella competenza comunicativa, nell&#8217;intelligenza del soggetto in questione, nel suo averci visto giusto o non aver capito nulla.<br />
Talvolta, specie quando l&#8217;intelligenza è presente in misura irrisoria, allora emergono tali atteggiamenti, per lo più sgradevoli. Io oscillo tra la volontà di discussione/confronto/cura/esortazione alla consapevolezza del soggetto &#8211; quando ne ho tempo &#8211; e l&#8217;ironia &#8211; nel caso abbia valutato l&#8217;individuo intelligente ma agente da fesso per l&#8217;occasione. In quest&#8217;ultima circostanza spesso mi basta rispondere con un&#8217;occhiata che racchiude un chiarissimo &#8220;ma ti pare il caso?&#8221; con annesso sorriso &#8211; cui difficilmente l&#8217;individuo in questione non ride poi di se stesso. Chiaro, ci vuole allenamento: provate a farlo davanti allo specchio, per diventare convincenti, e di già che ci siete fatevi l&#8217;occhiolino &#8211; almeno arriverà da una persona che stimate ;-)</p>
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		<title>Commenti su Dibattiamo! Lo sguardo spermatico di silvia</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=140#comment-615</link>
		<dc:creator>silvia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 15:16:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=140#comment-615</guid>
		<description>Lo sguardo lascivo mi infastidisce. E&#039; per questo che me lo fanno. Arriva poco dopo che si sono sentiti offesi da una parola o da un mio modo di essere che li inferiorizza. L&#039;ultima volta è stato un mediatore immobiliare incalzato dalle mie domande, chissà cosa ha macinato nel suo cervelletto buio!? Io chiedevo solo informazioni.
Non sono disposta a capire, non mi ci metto neanche. Sino a poco tempo fa mi sarei offesa a morte, avrei morso lui. Oggi invece la rabbia più grande è contro di me che non ho ancora imparato a reagire e rimango colpita. Uno smacco.
Tutte le volte mi ripeto:
Dove non c&#039;è intelligenza non si risponde con intelligenza. Occorre rimbalzare la cretineria con un gesto tipo &quot;specchio riflesso&quot; o meglio uno sguardo tipo &quot;ce l&#039;hai piccolo&quot; ma vengo presa di sorpresa e mi blocco. Cacchio che rabbia!

A proposito di morsi: lo sapete vero che quando noi donne parliamo parliamo parliamo e loro non ci seguono più hanno escogitato di immaginare di farsi fare una ... dalla nostra bocca? L&#039;ho scoperto perchè ho notato farlo da più colleghi, come che fossero d&#039;accordo. Quando cerco di discutere volgono lo guardo dalla faccia alla bocca e svengono con l&#039;occhio bollito. 
Tutte le volte mi ripeto:
&quot;A quel  punto digrignerò i denti e tirando una strappata al discorso  li spaventerò&quot; ma vengo presa di sorpresa ancora una volta e mi do della scema da sola per non avere la prontezza di reagire.
In quei momenti sono fondamentali i secondi. Se passa troppo tempo non vale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sguardo lascivo mi infastidisce. E&#8217; per questo che me lo fanno. Arriva poco dopo che si sono sentiti offesi da una parola o da un mio modo di essere che li inferiorizza. L&#8217;ultima volta è stato un mediatore immobiliare incalzato dalle mie domande, chissà cosa ha macinato nel suo cervelletto buio!? Io chiedevo solo informazioni.<br />
Non sono disposta a capire, non mi ci metto neanche. Sino a poco tempo fa mi sarei offesa a morte, avrei morso lui. Oggi invece la rabbia più grande è contro di me che non ho ancora imparato a reagire e rimango colpita. Uno smacco.<br />
Tutte le volte mi ripeto:<br />
Dove non c&#8217;è intelligenza non si risponde con intelligenza. Occorre rimbalzare la cretineria con un gesto tipo &#8220;specchio riflesso&#8221; o meglio uno sguardo tipo &#8220;ce l&#8217;hai piccolo&#8221; ma vengo presa di sorpresa e mi blocco. Cacchio che rabbia!</p>
<p>A proposito di morsi: lo sapete vero che quando noi donne parliamo parliamo parliamo e loro non ci seguono più hanno escogitato di immaginare di farsi fare una &#8230; dalla nostra bocca? L&#8217;ho scoperto perchè ho notato farlo da più colleghi, come che fossero d&#8217;accordo. Quando cerco di discutere volgono lo guardo dalla faccia alla bocca e svengono con l&#8217;occhio bollito.<br />
Tutte le volte mi ripeto:<br />
&#8220;A quel  punto digrignerò i denti e tirando una strappata al discorso  li spaventerò&#8221; ma vengo presa di sorpresa ancora una volta e mi do della scema da sola per non avere la prontezza di reagire.<br />
In quei momenti sono fondamentali i secondi. Se passa troppo tempo non vale.</p>
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		<title>Commenti su Se non ora quando o le féminisme caviar di Margot</title>
		<link>http://www.xxdonne.net/?p=752#comment-467</link>
		<dc:creator>Margot</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 16:06:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.xxdonne.net/?p=752#comment-467</guid>
		<description>Ciao Ste,
sulla scia del tuo articolo, vorrei integrare con alcune riflessioni fatte assieme a un&#039;amica. Sono ispirate alla visione su YouTube dello spot ufficiale - postato da un utente  - per l’incontro a Siena di &quot;Se non ora quando&quot;: www.youtube.com/watch?v=Cdpe78y6ZUU. Il carattere dei commenti, postati per lo più da utenti maschi, ci ha rattristato, turbato, e fatto riflettere sul ruolo che l&#039;uomo deve avere in questa rivoluzione culturale. (Consiglio di andare a leggere i commenti prima di continuare con il post).

Ciò che se ne trae è: 
●	una totale ignoranza (nel senso letterale del termine) dei problemi reali e quotidiani delle donne, come la gestione domestica, la cura dei figli e degli anziani, la retribuzione differente, i problemi legati alla maternità e alla conseguente perdita del lavoro, la mancanza di strutture sociali e di sostegno per la cura dei bambini, il diritto familiare relativo agli affidi, ecc; 
●	un negazionismo di fondo sui dati relativi alla qualità dei risultati scolastici, alla minore retribuzione e – e questa per me è la cosa più grave – un negazionismo totale rispetto alla violazione dei diritti di maternità (firma forzata delle lettere in bianco, licenziamenti per gravidanza); 
●	l’idea che la donna sia già iper-protetta dal sistema legislativo; 
●	una concezione distorta delle reali rivendicazioni del comitato (assimilazione della battaglia al femminismo) nonché inconsapevolezza del legame tra tali rivendicazioni e il tipo di donna &quot;Ruby-Minetti&quot;; 

Tuttavia, quello che si percepisce da questi commenti (maschilisti, volgari, infimi, a tratti shockanti) non crediamo debba essere sottovalutato, ma misurato accuratamente, per cogliere la sorgente e la natura del malcontento maschile e sintonizzarci anche su di essa, incorporarla quanto più nella nostra battaglia. Non possiamo permetterci di perdere gli uomini per strada in questo momento; è stato così bello averli in piazza a febbraio!
 
Se si legge infatti oltre le apparenze e l&#039;aggressiva mediocrità dei commenti, si può capire che questi ragazzi incazzati (dal tono usato nei posts e dagli indizi nei nicknames l’impressione è infatti che a scrivere siano ragazzi giovani, di massimo 25 anni) chiedono solo parità, di essere considerati nelle loro debolezze e nelle loro fragilità di fronte allo Stato. Certo, molti hanno travisato gli obiettivi di &quot;se non ora quando&quot;, per ignoranza o mancanza di informazione. 

Comunque sia, ignoranza o meno, credo che questi commenti non debbano essere sottovalutati bensì còlti da noi donne come un’occasione importante di riflessione, per continuare a &quot;ricentrarci&quot; e mai rischiare di &quot;abusare&quot; di questo momento prolifico e positivo per la nostre battaglie. Per non perdere potere negoziale e non essere mai lette come la caricatura (femminista?) di noi stesse. 

Perché ci deve interessare tanto? 

Certo si tratterà di una fascia ristretta della popolazione maschile, ma non per questo deve interessarci meno. Non è a maggior ragione grave che questi ragazzi crescano con una tale confusione (sulle rivendicazioni femminili) e rabbia? Possiamo liquidare la portata di questi commenti pensando che appartengano a pochi soggetti un po’ inconsapevoli, oppure vale comunque la pena di tenerne conto non fosse che per misurare il polso della recettività del nostro operato? Non è forse stato continuando a sottovalutare la potenza di propagazione del pensiero unico e semplice (quello della televisione di massa) che ci siamo ridotti in una repubblica fondata sulla pubblicità e la prostituzione? 

Pur contando che questi utenti possano essere una minoranza poco istruita o socialmente insensibile potremmo fare tesoro di tali reazioni per sintonizzare la nostra maniera di comunicare su contesti, racconti, vocabolario e linguaggio in cui anche loro possano riflettersi. 

Primo malinteso: le donne di “Se non ora quando”?

Questi ragazzi hanno chiaramente confuso la rivendicazione per la parità dei diritti, con una rivendicazione di privilegio e superiorità della donna: astuzia, privilegio, raggiro, o favoritismi basati sul solo fatto di essere donna e indipendentemente dal merito (le donne che sanno di &quot;essere sedute sulla loro fortuna&quot;, in altre parole. E paradossalmente confondono e fanno coincidere la stessa immagine della donna che vogliamo combattere (modello valletta) con quello che rivendichiamo! 

Secondo malinteso: il femminismo e la distruzione della debolezza

Ciò che pare essere un limite, è la mistificazione creata dal femminismo riguardo le differenze naturali tra uomo e donna. &quot;Il femminismo ha distrutto la debolezza&quot;, ha detto Nichi Vendola qualche giorno fa qui a Bruxelles. 
Crediamo sia vero, là dove la corsa verso la parità dei diritti e delle opportunità si è risolta in molti casi in un appiattimento dei ruoli (sterile, con conseguente disorientamento sociale nelle dimensioni culturali, affettive, seduttive…), ma soprattuto in una negazione delle differenti esigenze. Cosicché, lungi dal proteggere le esigenze delle donne, la parità così concepita viene confusa con l’uguaglianza di attitudini e bisogni, e si trasforma in un’arma a doppio taglio: e così succede che questi ragazzi chiedono le quote rosa per i lavori i miniera, ma non si rendono conto cosa vuol dare alla luce e tirare su un figlio, anche fisicamente.
Ed ancora, pare così difficile rivendicare la protezione di un uomo (in un rapporto) o dello Stato, in nome della nostra natura, della nostra risorsa più grande e fragilità intrinseca: la necessità naturale di salvaguardare le vite che abbiamo generato!  E’ ora così difficile rivendicare la differenza di stile, di attitudine, di pulsioni, di gusti, di esigenze, bisogni. 

Oltre i malintesi valorizzando le differenze

La nostra differenza, ciò che ci rende intimamente donne, va salvaguardata; è il nostro esser generatrici di vita, la solidarietà, la generosità, la pietà, la sottomissione dell&#039;interesse individuale all’interesse generale (la sopravvivenza della prole, e della specie), per esempio. Tutte tracce attitudinali che marcano l&#039;essere femminile nella sua profondità più ancestrale, dalla notte dei tempi, trasversali a culture e tempi.
E non possiamo rischiare, in questo momento così fertile di venire fraintese e passare per (cito i commenti) &quot;vittimiste&quot;, &quot;pigre&quot; o semplicemente &quot;femministe&quot; (interpretato nella sua accezione più negativa, estremistica e discriminatoria per l&#039;uomo). Qual è l&#039;assetto valoriale che vogliamo dare della donna e della famiglia ora? Crediamo sia fatto di collaborazione, parità, condivisione. Quello che chiediamo è di fare degli uomini i nostri amici (e in questo infatti senso gli sketch pubblicati nel vostro sito sono molto belli).
Il problema italiano è che gli uomini sono schiavi e vittime dei modelli quanto noi. Perché non oserebbero lasciare la propria compagna lavorare mentre loro si occupano dei bambini? Probabilmente perché per molti ne andrebbe del loro onore, perché gli amici lo considererebbero uno “sfigato” (parola intraducibile in qualsiasi lingua, guarda caso). Loro gioverebbero di una liberazione quanto noi. Anzi questi ragazzi sembrano chiederlo, in parte, e credo che molti sarebbero contenti della possibilità un congedo paterno obbligatorio. Ma non riescono a individuare i loro diritti nei nostri. 
Per cui non dovremmo nemmeno restare sorde rispetto alle esigenze di un operaio uomo che fa un lavoro particolarmente usurante, e magari rivendica – cosí come le operaie – il diritto ad andare in pensione prima rispetto a chi fa un lavoro di ufficio meno logorante e può arrivare più facilmente fino a 65 . 

Per concludere

Alcune persone (anche donne) non sono scese in piazza lo scorso febbraio perché pensavano che fosse una manifestazione messa in piedi con la &quot;scusa del vittimismo femminile e femminista&quot;. Occorre quindi rafforzare il messaggio che se non ora quando non riguarda le &quot;quote rosa&quot;, ma la quota paese.

C&#039;è davvero bisogno di un cambiamento culturale (nonché politico, certamente), che riporti in primo piano l&#039;importanza e la bellezza della complessità e della diversità. Siamo arrivati a un punto che l&#039;appiattimento culturale ha coinvolto e sconvolto la relazione uomo-donna. Esclusione anziché inclusione, questa la tendenza che mi sembra dominante. E questa è la debolezza contemporanea, una parcellizzazione sociale che annulla e demonizza gli sforzi delle sue parti. E&#039; l&#039;insieme che conta, un ritorno alla solidarietà, nel rispetto dei ruoli e delle differenze.

Certo, Se non ora quando è un&#039;iniziativa nata da un gruppo di donne; e allora? Avrebbero potuto essere studenti, operai, calciatori; questa volta sono state le donne...forse perché è nelle donne che l&#039;istinto di sopravvivenza e di protezione per il &quot;branco&quot; è rimasto più forte e vivo...è l&#039;istinto che si risveglia a fronte di una trappola che soffoca l&#039;italia e i suoi cittadini, i suoi figli. Se non ora quando è universale, non ha bandiera, non ha sesso, non ha età, non ha uno status sociale, e questo deve essere il messaggio affinché sempre più voci si uniscano al coro di indignazione e alla richiesta  di, e partecipazione al, cambiamento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Ste,<br />
sulla scia del tuo articolo, vorrei integrare con alcune riflessioni fatte assieme a un&#8217;amica. Sono ispirate alla visione su YouTube dello spot ufficiale &#8211; postato da un utente  &#8211; per l’incontro a Siena di &#8220;Se non ora quando&#8221;: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cdpe78y6ZUU" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=Cdpe78y6ZUU</a>. Il carattere dei commenti, postati per lo più da utenti maschi, ci ha rattristato, turbato, e fatto riflettere sul ruolo che l&#8217;uomo deve avere in questa rivoluzione culturale. (Consiglio di andare a leggere i commenti prima di continuare con il post).</p>
<p>Ciò che se ne trae è:<br />
●	una totale ignoranza (nel senso letterale del termine) dei problemi reali e quotidiani delle donne, come la gestione domestica, la cura dei figli e degli anziani, la retribuzione differente, i problemi legati alla maternità e alla conseguente perdita del lavoro, la mancanza di strutture sociali e di sostegno per la cura dei bambini, il diritto familiare relativo agli affidi, ecc;<br />
●	un negazionismo di fondo sui dati relativi alla qualità dei risultati scolastici, alla minore retribuzione e – e questa per me è la cosa più grave – un negazionismo totale rispetto alla violazione dei diritti di maternità (firma forzata delle lettere in bianco, licenziamenti per gravidanza);<br />
●	l’idea che la donna sia già iper-protetta dal sistema legislativo;<br />
●	una concezione distorta delle reali rivendicazioni del comitato (assimilazione della battaglia al femminismo) nonché inconsapevolezza del legame tra tali rivendicazioni e il tipo di donna &#8220;Ruby-Minetti&#8221;; </p>
<p>Tuttavia, quello che si percepisce da questi commenti (maschilisti, volgari, infimi, a tratti shockanti) non crediamo debba essere sottovalutato, ma misurato accuratamente, per cogliere la sorgente e la natura del malcontento maschile e sintonizzarci anche su di essa, incorporarla quanto più nella nostra battaglia. Non possiamo permetterci di perdere gli uomini per strada in questo momento; è stato così bello averli in piazza a febbraio!</p>
<p>Se si legge infatti oltre le apparenze e l&#8217;aggressiva mediocrità dei commenti, si può capire che questi ragazzi incazzati (dal tono usato nei posts e dagli indizi nei nicknames l’impressione è infatti che a scrivere siano ragazzi giovani, di massimo 25 anni) chiedono solo parità, di essere considerati nelle loro debolezze e nelle loro fragilità di fronte allo Stato. Certo, molti hanno travisato gli obiettivi di &#8220;se non ora quando&#8221;, per ignoranza o mancanza di informazione. </p>
<p>Comunque sia, ignoranza o meno, credo che questi commenti non debbano essere sottovalutati bensì còlti da noi donne come un’occasione importante di riflessione, per continuare a &#8220;ricentrarci&#8221; e mai rischiare di &#8220;abusare&#8221; di questo momento prolifico e positivo per la nostre battaglie. Per non perdere potere negoziale e non essere mai lette come la caricatura (femminista?) di noi stesse. </p>
<p>Perché ci deve interessare tanto? </p>
<p>Certo si tratterà di una fascia ristretta della popolazione maschile, ma non per questo deve interessarci meno. Non è a maggior ragione grave che questi ragazzi crescano con una tale confusione (sulle rivendicazioni femminili) e rabbia? Possiamo liquidare la portata di questi commenti pensando che appartengano a pochi soggetti un po’ inconsapevoli, oppure vale comunque la pena di tenerne conto non fosse che per misurare il polso della recettività del nostro operato? Non è forse stato continuando a sottovalutare la potenza di propagazione del pensiero unico e semplice (quello della televisione di massa) che ci siamo ridotti in una repubblica fondata sulla pubblicità e la prostituzione? </p>
<p>Pur contando che questi utenti possano essere una minoranza poco istruita o socialmente insensibile potremmo fare tesoro di tali reazioni per sintonizzare la nostra maniera di comunicare su contesti, racconti, vocabolario e linguaggio in cui anche loro possano riflettersi. </p>
<p>Primo malinteso: le donne di “Se non ora quando”?</p>
<p>Questi ragazzi hanno chiaramente confuso la rivendicazione per la parità dei diritti, con una rivendicazione di privilegio e superiorità della donna: astuzia, privilegio, raggiro, o favoritismi basati sul solo fatto di essere donna e indipendentemente dal merito (le donne che sanno di &#8220;essere sedute sulla loro fortuna&#8221;, in altre parole. E paradossalmente confondono e fanno coincidere la stessa immagine della donna che vogliamo combattere (modello valletta) con quello che rivendichiamo! </p>
<p>Secondo malinteso: il femminismo e la distruzione della debolezza</p>
<p>Ciò che pare essere un limite, è la mistificazione creata dal femminismo riguardo le differenze naturali tra uomo e donna. &#8220;Il femminismo ha distrutto la debolezza&#8221;, ha detto Nichi Vendola qualche giorno fa qui a Bruxelles.<br />
Crediamo sia vero, là dove la corsa verso la parità dei diritti e delle opportunità si è risolta in molti casi in un appiattimento dei ruoli (sterile, con conseguente disorientamento sociale nelle dimensioni culturali, affettive, seduttive…), ma soprattuto in una negazione delle differenti esigenze. Cosicché, lungi dal proteggere le esigenze delle donne, la parità così concepita viene confusa con l’uguaglianza di attitudini e bisogni, e si trasforma in un’arma a doppio taglio: e così succede che questi ragazzi chiedono le quote rosa per i lavori i miniera, ma non si rendono conto cosa vuol dare alla luce e tirare su un figlio, anche fisicamente.<br />
Ed ancora, pare così difficile rivendicare la protezione di un uomo (in un rapporto) o dello Stato, in nome della nostra natura, della nostra risorsa più grande e fragilità intrinseca: la necessità naturale di salvaguardare le vite che abbiamo generato!  E’ ora così difficile rivendicare la differenza di stile, di attitudine, di pulsioni, di gusti, di esigenze, bisogni. </p>
<p>Oltre i malintesi valorizzando le differenze</p>
<p>La nostra differenza, ciò che ci rende intimamente donne, va salvaguardata; è il nostro esser generatrici di vita, la solidarietà, la generosità, la pietà, la sottomissione dell&#8217;interesse individuale all’interesse generale (la sopravvivenza della prole, e della specie), per esempio. Tutte tracce attitudinali che marcano l&#8217;essere femminile nella sua profondità più ancestrale, dalla notte dei tempi, trasversali a culture e tempi.<br />
E non possiamo rischiare, in questo momento così fertile di venire fraintese e passare per (cito i commenti) &#8220;vittimiste&#8221;, &#8220;pigre&#8221; o semplicemente &#8220;femministe&#8221; (interpretato nella sua accezione più negativa, estremistica e discriminatoria per l&#8217;uomo). Qual è l&#8217;assetto valoriale che vogliamo dare della donna e della famiglia ora? Crediamo sia fatto di collaborazione, parità, condivisione. Quello che chiediamo è di fare degli uomini i nostri amici (e in questo infatti senso gli sketch pubblicati nel vostro sito sono molto belli).<br />
Il problema italiano è che gli uomini sono schiavi e vittime dei modelli quanto noi. Perché non oserebbero lasciare la propria compagna lavorare mentre loro si occupano dei bambini? Probabilmente perché per molti ne andrebbe del loro onore, perché gli amici lo considererebbero uno “sfigato” (parola intraducibile in qualsiasi lingua, guarda caso). Loro gioverebbero di una liberazione quanto noi. Anzi questi ragazzi sembrano chiederlo, in parte, e credo che molti sarebbero contenti della possibilità un congedo paterno obbligatorio. Ma non riescono a individuare i loro diritti nei nostri.<br />
Per cui non dovremmo nemmeno restare sorde rispetto alle esigenze di un operaio uomo che fa un lavoro particolarmente usurante, e magari rivendica – cosí come le operaie – il diritto ad andare in pensione prima rispetto a chi fa un lavoro di ufficio meno logorante e può arrivare più facilmente fino a 65 . </p>
<p>Per concludere</p>
<p>Alcune persone (anche donne) non sono scese in piazza lo scorso febbraio perché pensavano che fosse una manifestazione messa in piedi con la &#8220;scusa del vittimismo femminile e femminista&#8221;. Occorre quindi rafforzare il messaggio che se non ora quando non riguarda le &#8220;quote rosa&#8221;, ma la quota paese.</p>
<p>C&#8217;è davvero bisogno di un cambiamento culturale (nonché politico, certamente), che riporti in primo piano l&#8217;importanza e la bellezza della complessità e della diversità. Siamo arrivati a un punto che l&#8217;appiattimento culturale ha coinvolto e sconvolto la relazione uomo-donna. Esclusione anziché inclusione, questa la tendenza che mi sembra dominante. E questa è la debolezza contemporanea, una parcellizzazione sociale che annulla e demonizza gli sforzi delle sue parti. E&#8217; l&#8217;insieme che conta, un ritorno alla solidarietà, nel rispetto dei ruoli e delle differenze.</p>
<p>Certo, Se non ora quando è un&#8217;iniziativa nata da un gruppo di donne; e allora? Avrebbero potuto essere studenti, operai, calciatori; questa volta sono state le donne&#8230;forse perché è nelle donne che l&#8217;istinto di sopravvivenza e di protezione per il &#8220;branco&#8221; è rimasto più forte e vivo&#8230;è l&#8217;istinto che si risveglia a fronte di una trappola che soffoca l&#8217;italia e i suoi cittadini, i suoi figli. Se non ora quando è universale, non ha bandiera, non ha sesso, non ha età, non ha uno status sociale, e questo deve essere il messaggio affinché sempre più voci si uniscano al coro di indignazione e alla richiesta  di, e partecipazione al, cambiamento.</p>
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